| giovedì, 28 aprile 2005 Aristotele distingue l’essere secondo l’atto e la potenza. Il seme è atto in quanto seme, il seme è pianta in quanto in potenza pianta. Io sono in potenza tutto quello che vuoi. In atto nient’altro che io, fantoccio bianco da poter lavare e scarabocchiare da capo.
"Dolce il dolore che porti negli occhi. Quanto il perdersi dentro di te. Ed un lieve infuriare di rabbia che porti aggrappata alla fragilità. Dormi che è meglio pensarci domani alla muta distanza che scorre tra noi. Quando non sei vicino a scaldare i miei sogni. E quando i sogni nemmeno son qui. Dormi che è meglio...così. Non immagini quanto sia dolce sfiorare dai tuoi incerti sorrisi la felicità, anche solo per pochi secondi capire che qualcosa di buono c'è in me. Dormi che è meglio, dormi che è meglio, dormi che è meglio..Per me."
Dormi, Subsonica
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